Villa Albani, cenni storici

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Villa Albani, cenni storici

Garibaldi a Civitavecchia, un legame oltre l’Unità d’Italia

di Roberta Galletta

Giuseppe Garibaldi, uno dei padri dell’Unità d’Italia che si celebra oggi 17 marzo, è ospite di Civitavecchia in più occasioni. La prima volta che l’eroe dei due mondi conosce il porto di Roma veste a 17 anni nel 1825 gli abiti di marinaio mercantile sulla tartana Santa Reparata, di cui il padre è proprietario e capitano, e che attracca proprio nel porto della nostra città per poi ripartire l’11 aprile dello stesso anno. Di quel periodo di passaggio a Civitavecchia Garibaldi parlerà più volte quando tornerà nella città portuale nel corso dell’ultimo periodo della sua vita.

Come sappiamo dal testo di Carlo De Paolis  Garibaldi a Civitavecchia, nel centenario della morte dell’Eroe, Comune di Civitavecchia (2 giugno 1982), il 24 gennaio 1875, quando anche Civitavecchia è entrata ormai a far parte del Regno d’Italia, il generale, in procinto di recarsi dall’isola di Caprera, nell’arcipelago della Maddalena in Sardegna, al Parlamento Italiano a Roma dove è deputato, sbarca nel porto di Civitavecchia. Soggiorna nella casa del suo vecchio amico d’armi Numa Palazzini, oggi identificata con un appartamento nel palazzo che si trova lungo Viale della Vittoria accanto alla chiesa dei Santi Martiri Giapponesi. In questa occasione viene accolto in modo festoso ed entusiastico dalla città, visto che l’Eoe dei due Mondi è stato uno dei protagonisti dell’Unità d’Italia avvenuta nel 1861. A distanza di 14 anni da quell’evento e ad appena 4 dall’entrata di Civitavecchia nel Regno Italiano (ricordiamo l’entrata a Civitavecchia dell’esercito regio il 16 settembre 1870 che arriverà a Roma il 20 settembre e che sarà annessa insieme a tutto lo Stato Pontificio al nuovo Regno con la presa di Porta Pia) la figura carismatica di Giuseppe Garibaldi tiene viva l’attenzione di tutta Civitavecchia che lo omaggia con un’accoglienza calorosa. A ricordo del suo soggiorno esiste una lapide posta sul palazzo di Viale della Vittoria messa nel 1925 e poi nuovamente ricollocata dopo la guerra poiché parte del palazzo e la lapide originale sono andati perduti con i bombardamenti.

Il generale torna poi in città il 12 luglio dello stesso anno, il 1875, per rimanere fino al 14 agosto, soggiornando presso l’edificio attualmente conosciuto come Villa Albani (ex Villa Lucchesi) in Via Terme di Traiano per sperimentare le proprietà terapeutiche delle acque termali con cui cerca di curare la sua artrite. Dovendo usufruire dell’acqua salutare desidera una dimora che sia situata presso le antiche Terme Taurine e quella villa fa proprio al caso suo. Anche di questa occasione ne è testimone una lapide che sebbene riporti erroneamente la data del soggiorno di Garibaldi, è una ulteriore prova del passaggio del generale a Civitavecchia. In questo periodo l’eroe dei due mondi frequenta anche lo stabilimento balneare Bruzzesi, di proprietà di Giuseppe Bruzzesi, zio del colonnello garibaldino civitavecchiese Giacinto Bruzzesi e grande amico del generale.

Frequentando quello stabilimento, oggi identificato nell’area dell’attuale Pirgo, Garibaldi può così respirare l’aria pura che tanto gli ricorda Caprera e stare in un ambiente familiare, discutendo anche di politica con molti dei turisti e avventori che da Roma e da tutto il comprensorio vengono in villeggiatura a Civitavecchia.

L’ultima volta che Garibaldi soggiorna ancora per un lungo periodo a Civitavecchia è tra il 31 luglio e il 31 agosto del 1879 , presso il palazzo dei fratelli Cancellieri, oggi andato perduto ed ubicato nell’area dove si trova attualmente il Commissariato di PS e l’edificio che ospita la Banca Desio, già ristorante “da Cecco”. In questo periodo la sua saluta migliora tanto da essere definita “ottima” e “fiorente”. A ricordo di questo suo ultimo soggiorno esiste Largo Caprera situato nei pressi del palazzo che ospitò a Civitavecchia l’Eroe dei due Mondi.

Nel 1890, a distanza di otto anni dalla sua morte avvenuta il 2 giugno del 1882, a Civitavecchia viene eretto il monumento posto lungo Viale Garibaldi, anche questo omaggio al grande generale italiano. Nel corso del tempo poi numerose sono state le visite dei garibaldini a Civitavecchia in procinto di imbarcarsi per andare ad onorare la tomba di Garibaldi a Caprera. Questa ricorrenza è ancora oggi, seppur affievolita nella partecipazione, ancora viva.

 

Villa Albani già Lucchesi

di Francesco Correnti

L’edificio risulta esistente nella Carta topografica di Civitavecchia del Dicastero Generale del Censo disegnata da Filippo Trojani nel 1841, in cui è rappresentata nella stessa situazione attuale, a ridosso del muro di cinta verso la Strada Comunale della Tolfa (popolarmente, per il primo tratto, “via dei Cappuccini”). Si nota, però, nella sagoma planimetrica, una rientranza all’angolo nord-est ed è presente una piccola pertinenza distaccata, forse una stalla, oggi non più esistente. L’area recintata intorno alle costruzioni, piuttosto ristretta e di forma irregolare, è contenuta in un più ampio terreno, delimitato da rovi e siepi, della superficie di circa due ettari e mezzo.

Nel 1875, dopo un primo breve soggiorno civitavecchiese a gennaio, in palazzo Luzi, nella casa del commilitone Numa Palazzini, Giuseppe Garibaldi accettò l’offerta di Luigi Lucchesi (suggerita da Luigi Manzi) per curarsi dell’artrite con i bagni termali nella sua villa fuori città. L’edificio di proprietà Lucchesi era una palazzina di 15 vani su quattro piani, di cui uno interrato. Fu qui che Garibaldi, con alcuni famigliari, fu ospitato dal proprietario e da sua moglie (con la figlia Elvira) dal 12 luglio al 14 agosto, dedicando la mattinata alle cure – sotto il controllo del dottor Piattelli – in una vasca della villa dove veniva portata l’acqua delle Terme Taurine. Il pomeriggio, in carrozza, si recava allo stabilimento Bruzzesi, dove i figli, Clelia ed il piccolo Manlio, prendevano lezioni di nuoto dal proprietario, Giuseppe, zio del colonnello garibaldino Giacinto.

Dell’efficacia delle cure sono testimonianza le lettere di ringraziamento inviate da Garibaldi lo stesso giorno della partenza, tra le quali quella a Luigi Lucchesi, in cui scrive: «Grazie alle miracolose acque termali e alle cure gentili da voi ricevute in questa vostra comoda e graziosa villa, io ho sostituito alle grucce che vi lascio per ricordo il vostro bastone».

I successivi passaggi di proprietà sono stati ricostruiti da Carlo De Paolis nella monografia Garibaldi a Civitavecchia, nel centenario della morte dell’Eroe, Comune di Civitavecchia, 2 giugno 1982, p. 22, n. 26. In data 21 febbraio 1883, con sentenza del tribunale di Civitavecchia, la palazzina fu venduta a Paolo Pini, il 7 aprile dello stesso anno fu rivenduta (atto Spaccari) a Domenico Fascia, passando poi il 27 gennaio 1888 (verbale di aggiudicazione, registrato a Roma il 30 gennaio, n° 5685) all’avvocato Alfonso Garofani, che vi abitò per circa un decennio. Il 28 ottobre 1899, con atto notar Monti di Roma (lì registrato il 14 novembre, n° 2348) fu acquistata dalla Società Generale Immobiliare di Lavori e di Utilità Pubblica e Agricola (con sede in Roma, Via del Corso 380), che il 21 febbraio 1900 (rogito Gentili registrato a Roma il giorno 28, n° 1526) la rivendette ad Aurelio Albani fu Vincenzo.

Sono da attribuire ad Aurelio Albani le modifiche che diedero alla palazzina l’aspetto attuale. Probabilmente, furono aggiunti gli arconi con il balcone sul prospetto lato monte ed il torrino poligonale per una scala a chiocciola sull’angolo nord-est, che venne regolarizzato. Si deve certamente a lui la decorazione del corridoio d’ingresso, con volta a botte, su cui fu dipinto lo stemma della famiglia, derivato da quello del papa Clemente XI (Urbino 1649- Roma 1721), che è costituito d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata in capo da una stella a otto punte dello stesso, e in punta da un monte di tre cime all’italiana, pure d’oro. Quello fatto dipingere da Aurelio Albani, invece, riprende il blasone frequente in varie famiglie omonime del Lazio, che si distingue dall’altro per la stella, che è a sei punte e d’argento. Si deve sempre ad Aurelio la lapide tuttora visibile in ricordo della permanenza di Garibaldi, che riporta peraltro delle date inesatte.

Alla morte di Aurelio, la villa fu ereditata dai figli Vincenzo, Rosa e Alba come casa di villeggiatura (denuncia di successione n° 42, volume 53, del 17 luglio 1916, registrata all’Ufficio del Registro di Civitavecchia il 4 novembre 1916). Vincenzo morì nel 1934, senza prole, e tutta la proprietà rimase alle sorelle (denuncia di successione n° 40, volume 73, del 25 gennaio 1935, registrata in Civitavecchia, 26 marzo 1935, n° 2030). L’immobile è pervenuto al Comune di Civitavecchia con atti notaio Capparella 23 dicembre 1963, repertorio n° 98275 e 22 marzo 68, repertorio n° 130516. Nel marzo 1975 la Ripartizione Urbanistica comunale ha iniziato la pratica per ottenere finanziamenti per il restauro della villa, che è stato poi iniziato nel 1980 e terminato nel 1983, per essere destinato a centro culturale per lo studio e la valorizzazione della memoria storica.

 

2019-06-27T14:54:15+00:00 27/06/2019|Primo Piano, Uffici|